L’ATI Tritor–Pfe introduce un modello integrato che consente di trattare i rifiuti sanitari a rischio infettivo direttamente all’interno dell’ospedale, riducendo movimentazioni e volumi e aprendo la strada alla successiva valorizzazione energetica del materiale.
Al Policlinico Universitario “G. Martino” di Messina è stato presentato ufficialmente il nuovo sistema per la gestione integrata dei rifiuti sanitari a rischio infettivo, promosso e sviluppato dall’ATI Tritor–Pfe nell’ambito del servizio affidato alla stessa associazione temporanea di imprese.
Il progetto introduce un modello che modifica radicalmente il tradizionale schema di raccolta, trasporto e smaltimento: il rifiuto viene infatti trattato direttamente all’interno del perimetro ospedaliero, attraverso la Tritor Hospital Waste Station®.
Quella di Messina rappresenta inoltre la prima applicazione del sistema all’interno di una struttura sanitaria pubblica italiana, dopo le precedenti installazioni realizzate nel settore sanitario privato.
Una filiera integrata, dal reparto al trattamento
Il progetto nasce dall’integrazione delle competenze delle due aziende che compongono l’ATI.
Pfe S.p.A. gestisce la raccolta nei reparti, la presa in carico e il tracciamento del rifiuto sanitario, accompagnandolo attraverso il circuito logistico interno fino all’area impiantistica.
Da qui interviene Tritor S.r.l., responsabile della fase tecnologica di trattamento attraverso la Tritor Hospital Waste Station®.
L’obiettivo è creare una filiera unitaria, sicura, controllata e pienamente tracciabile, riducendo al tempo stesso la quantità di rifiuto sanitario a rischio infettivo che deve essere stoccato e successivamente movimentato verso impianti esterni.
Come funziona la Tritor Hospital Waste Station®
Una volta introdotto nella macchina, il rifiuto viene trattato attraverso un ciclo automatizzato della durata di circa 40 minuti, durante il quale si susseguono triturazione, eliminazione dell’umidità e sterilizzazione.
Il processo, di tipo meccanico e termico e non basato sull’incenerimento, restituisce un materiale sterile, asciutto e non più riconoscibile nella sua forma originaria.
In funzione della composizione del rifiuto trattato, il sistema consente una riduzione del volume fino a circa l’80% e del peso fino al 35%.
Il materiale sterilizzato può quindi essere avviato, secondo le procedure e le destinazioni autorizzate, alle successive fasi di valorizzazione come combustibile solido secondario e al recupero energetico.
Il modello permette così di passare da una gestione prevalentemente basata sulla movimentazione e sullo smaltimento del rifiuto a un sistema che interviene alla fonte, riduce la componente logistica e recupera il valore energetico ancora presente nel materiale.
Un modello replicabile per la sanità
Per l’ATI Tritor–Pfe, il progetto realizzato a Messina rappresenta un primo modello di riferimento per l’applicazione di una gestione più evoluta dei rifiuti sanitari anche in altre strutture ospedaliere.
Tracciabilità, trattamento in loco, riduzione dei volumi, minori movimentazioni ed economia circolare diventano parti di un unico processo, nel quale tecnologia e organizzazione del servizio lavorano in maniera integrata.
Per Tritor, in particolare, il progetto esprime un approccio che va oltre la semplice fornitura tecnologica: la Hospital Waste Station® è inserita all’interno di un servizio costruito attorno alle esigenze operative della struttura sanitaria e alla gestione dell’intero ciclo del rifiuto.
Nel video raccontiamo il funzionamento dell’impianto installato al Policlinico di Messina, seguendo il rifiuto nelle diverse fasi del trattamento all’interno della Tritor Hospital Waste Station®.
Nei prossimi giorni approfondiremo il progetto con Giuseppe Caudo, Amministratore di Tritor S.r.l., per raccontarne la visione, gli obiettivi e le prospettive di sviluppo.







